
La cordata di imprenditori italiani ha chiuso gli accordi con tutti i sindacati e si appresta a rilevare gran parte dell’Alitalia, senza il peso dei debiti e senza pagare un euro agli azionisti ed agli obbligazionisti. Ci penserà lo stato.
Se Prodi e Bertinotti avessero concluso una operazione di questo tipo, oltre a subire un adeguato massacro da parte di tutti gli organi di informazione, sarebbe successo il finimondo. La destra sarebbe scesa nelle piazze con striscioni del tipo: “è tornata l’Unione Sovietica”.
Il cambiamento di rotta per Alitalia arriva via terra, presso le agenzie di stampa, nel marzo di quest’anno, quando il Cavaliere in piena campagna elettorale, dopo che Air France-KLM aveva vinto la gara indetta dal governo di centro sinistra, iniziò a lanciare una serie di dichiarazioni pericolose e irresponsabili. Egli mentre sosteneva che la proposta Air France era irricevibile, esaltava il suo elettorato diffondendo notizie come quella che ci sarebbe stata una cordata di imprenditori Italiani.
Queste affermazioni, enfatizzate anche da alcuni Sindacati (la CISL di Bonanni anzitutto) e dai piloti, caduti nella trappola del Cavaliere, suscitò chiaramente il malcontento del numero uno di Air France-KLM: Spinetta. Egli, che per portare avanti l’accordo voleva giustamente il consenso del governo uscente, di quello entrante e dei sindacati, fu “costretto” ad abbandonare.
Poco servirono le repliche di Casini, Veltroni e Di Pietro (il quale denunciò anche Berlusconi alla Procura della Repubblica affinché essa potesse verificare se nei movimenti scapestrati del Cavaliere vi erano reati di insider trading e aggiotaggio).
Di certo non c’erano cordate italiane.
Berlusconi ottenne comunque quello che voleva: conquistare più voti possibili, con la complicità dei soliti media, cavalcando il più becero populismo dell’italianità.
Con la “morte” della trattativa Air France-KLM si conclude anche la campagna elettorale e il Cavaliere sale a Palazzo Chigi.
Nasce così la nuova legislatura e anche la CAI (Compagnia Aerea Italiana) con a capo Roberto Colaninno, imprenditore di larga fama e ampio successo. La sua finanziaria quotata in borsa la IMMSI, controlla, tra l’altro, la Piaggio: motorini, moto e motocicli e poi la Rodriquez: cantieri navali. Quindi si occupa di trasporti, in passato durante la crisi della FIAT si era addirittura offerto di entrare in società con gli Agnelli. Negli ultimi mesi, tuttavia, l’aumento del prezzo del petrolio ha fatto crollare il valore delle azioni Piaggio e con la crisi finanziaria in corso, il suo bel pacco di azioni della banca Unicredito valgono ogni giorno di meno. Chiaramente i pensieri di un grande imprenditore non sono quelli di un lavoratore. Essi si soffermano spesso sulla necessità di difendere il proprio impero, soprattutto nei momenti difficili ed è giusto che sia così, peccato però che dovrebbe essere il politico a coadiuvare gli interessi di tutti. Roberto Colaninno fiuta l’affare e forse, facendosi avanti ancor prima di esser chiamato, entra in questo gioco al rialzo.
D’altro canto tutti sanno che il nostro Presidente del Consiglio sa come punire i suoi nemici ma sa anche come premiare gli “amici” (vedi Previti, De Gregorio, Capezzone, eccetera).
L’azienda indebitata (bad company) sarà quindi a carico dei contribuenti (la pagheremo noi con le nostre tasse) e Colaninno, ad un prezzo di favore arriva ad Alitalia colpendo tra l’altro i piloti, che tanto si lamentavano di Air France-KLM, nei loro privilegi e nel loro orgoglio: “nel nostro modello di azienda i piloti sono dipendenti e non un’associazione professionale”.
Con Air France-KLM questa operazione sarebbe costata molto meno ai cittadini.
I nostri comandanti di aerei, divenuti dirigenti, si recheranno al lavoro con i loro mezzi e non con il servizio a domicilio che l’Alitalia forniva loro in precedenza. Ma la battaglia contro i privilegi e gli sprechi sarà ancora più determinante per la nuova compagnia. Annozero, ha fatto i conti delle perdita che comporta, per Alitalia, l’aereo messo a disposizione per il ministro Scaiola: giusto 150.000 euro a settimana per atterrare vicino alla casa di un politico. Le cortesie spesso non coincidono con le strategie commerciali.
Colaninno ne esce quindi soddisfatto senza fretta di far entrare, come azionista della CAI, Air France o Lufthansa. Soddisfatti anche i sindacati che hanno conservato il posto o la garanzia dell’80% dello stipendio per i propri assistiti a tempo indeterminato. Anche Veltroni cerca di prendersi i suoi meriti dicendo di aver evitato il fallimento dell’accordo.
Peccato invece per i precari e per i lavoratori dell’indotto che perderanno il posto. A tutti loro la più sentita solidarietà. Peccato per le casse dello stato, ancora una volta sfasciate dalla mala politica italiana. Peccato per l’Europa ancora una volta derisa e schiacciata dagli egoismi nazionali.
Fabio Andrea Petrini





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