Piazza Navona

Ieri a Roma, in Piazza Navona, raccogliendo l’appello alla mobilitazione di Micromega, partiti, associazioni culturali e tanti altri esponenti della società civile e del buon giornalismo, insieme a una folla magnifica, hanno manifestato contro le leggi canaglia di Silvio Berlusconi.

Hanno partecipato l‘Italia dei Valori di Antonio Di Pietro, i girotondi, Marco Travaglio, Andrea Camilleri, Flores D’Arcais, Furio Colombo, Arturo Parisi, Sabina Guzzanti, Comunisti Italiani, Sinistra Democratica e in collegamento audio Beppe Grillo e Rita Borsellino.

La capitale, ha rivisto un’altra volta la grinta e il carisma di chi non ci sta a vedere in frantumi i principi costituzionali e la democrazia per la quale i nostri predecessori hanno versato sangue. Ieri in piazza Navona c’è stato il popolo della legalità, il popolo che non legittima Berlusconi a stralciare i principi di eguaglianza e lo stato di diritto perché è stato eletto ed è Premier.

Purtroppo nella politica, come in tutte le “scienze” sociali, i confini tra dittatura e libertà, possono essere sovvertiti, offuscati, distorti dal politicante di turno, si fa prima a dire dal Berlusconi di turno. La democrazia non si quantifica con il metro, non solo perché con il centrodestra ci vorrebbe quanto più il micrometro, ma perché in un contesto a volte opinabile, supportato da una confusione mediatica abnorme, è spesso impossibile fissare un criterio oggettivo. Quando però le cose sono così plateali è impossibile rimanere fermi a pensare. A piazza Navona, cittadini liberi e democratici, di diversi colori e dal diverso passato, erano tutti uniti in un concetto molto semplice: arriva la dittatura nel momento in cui si concede l’opportunità ad una persona, o a quattro persone, di delinquere senza che vengano punite: quando arriva l’impunità, arriva la dittatura. Che poi a riceverla sia il cittadino che dovrebbe, in modo ancora più rigoroso, essere accorto alla legge è un fatto secondario. Come è secondario, ma alquanto grave, il fatto che tale cittadino, dipendente dello stato italiano, è disposto a fare qualunque cosa per essere impunito. Non lo spaventa l’ipotesi di bloccare centomila processi per esempio, condannando le parti lese a non avere giustizia. E’ disposto a ricattare il parlamento e le istituzioni, al fine di ottenere una corsia preferenziale per le leggi che lo avvantaggiano. E’ disposto a condannare i cittadini all’insicurezza, togliendo le risorse ai magistrati, favorendo inevitabilmente il crimine.

Chi è stato a questa manifestazione, per risvegliare le coscienze anche di coloro che non hanno ancora capito bene chi è Berlusconi, sa già queste cose. Purtroppo però l’italiano medio è disattento nelle scelte, e si potrebbero fare esempi anche duali, prendendo magari come spunto i rifiuti di Napoli. Anche Bassolino del Partito Democratico è stato eletto, non perché era meritevole, appunto, come Berlusconi.

Peccato che da oggi si parlerà esclusivamente dell’attacco di Sabina Guzzanti al Papa. Si utilizzerà questo diversivo per delegittimare e demonizzare la manifestazione. Tecniche basate su “armi di distrazione di massa”, utilizzate comunemente in modo profittevole. Ma i cattolici stiano tranquilli. Ci sarà tempo per solidarizzare con Ratzinger investito da frasi un poco ingenti, che lo hanno reso ancora una volta oggetto del dibattito. Magari la solidarietà verrà ancora meglio se il pontefice, invece di ricevere Berlusconi con ogni sorta di onorificenza, ricordasse ai suoi fedeli chi è questo signore e quanti peccati ha commesso. La solidarietà verrà meglio quando Ratzinger, invece di intralciare un moderatissimo disegno di legge sui PACS della precedente legislatura, condannerà le leggi ad personam, gli attacchi allo stato di diritto e tutti quegli attentati alla democrazia che in Vaticano è notoriamente poco diffusa.

Fabio Andrea Petrini,
direttore responsabile di www.giornaledigitale.net