
Mentre i rappresentanti della nazionale di calcio italiana continuano ad onorare il nostro paese battendo per ben due a zero la temuta Francia e conquistando così la qualificazione ai quarti di finale, i rappresentanti dei cittadini nel parlamento e nel governo sono sull’orlo di una nuova sconfitta. Chiaramente non per loro ma per la democrazia che dovrebbero rappresentare. Alcuni, tanto per cambiare, vedranno aumentare i propri privilegi con l’introduzione di nuove leggi studiate a tavolino per questo. Il primo beneficiario sarà chiaramente la quarta carica dello stato Italiano: Silvio Berlusconi. Vediamo di ricostruire con ordine cosa sta succedendo nei palazzi del potere.
L’11/06/2008 Berlusconi convoca il quinto consiglio dei ministri che si riunisce il 13/06/2008 e approva un disegno di legge sulle intercettazioni telefoniche, telematiche e ambientali. Secondo il governo il provvedimento è necessario per “arginare la diffusione incontrollata dei contenuti delle intercettazioni e ridimensionare gli oneri derivanti dalle operazioni di intercettazione”. La parola chiave è privacy. Secondo Bonaiuti inoltre “In Italia vengono autorizzate 125.000 intercettazioni all’anno, nella grande America del Nord soltanto 1.700. Da questa cifra discende la necessità di porre un freno alle intercettazioni perché si tratta di salvare un diritto fondamentale, quello alla riservatezza dei cittadini”. Tanto per cambiare la “voce” di Berlusconi fornisce dati in modo errato, confidando nella scarsa professionalità dei giornalisti che spesso non replicano alle idiozie affermate: in Italia abbiamo 75.000 decreti per intercettare che riguardano spesso i vari telefoni di una stessa persona e la magistratura è l’unico organo che può autorizzarle. Negli USA, dove al contrario di quanto afferma Bonaiuti, le persone intercettate sono milioni, le intercettazioni possono essere svolte da altre autorità, impedendo così la formulazione di una statistica precisa. Veniamo ora all’assurdità di questo DDL criminoso: non si potrà più intercettare per reati puniti con pene inferiori ai dieci anni. Vale a dire sarà dura scoprire reati di: usura, truffe varie, sequestri semplici, contrabbando, sfruttamento della prostituzione, rapina, furti in appartamenti, occultamento di fondi europei e regionali, associazione per delinquere, scippo, incendio, ricettazione, calunnia, reati ambientali, salute e sicurezza sul lavoro, turbative di borsa, frode fiscale, frodi sull’IVA, etc.
Inoltre sarà possibile intercettare per un massimo di tre mesi, altra norma gravissima. Per far funzionare adeguatamente le indagini, deve essere il magistrato competente, a seconda dello specifico caso, a decidere la durata delle varie intercettazioni. Inoltre viene introdotta l’attribuzione ad un organo collegiale, e non più al singolo giudice per le indagini preliminari, della responsabilità di vagliare le richieste dei Pm di procedere ad intercettazioni. Un altro intoppo alla magistratura del tutto “immotivato” ma una possibilità in più per i potenti sotto inchiesta.
La ciliegina sulla torta riguarda però i giornalisti. Non potranno più informare i cittadini, né testualmente né per riassunto, fino all’inizio dei processi. Aspetto al quanto inquietante che peggiora di nuovo il “debole” sistema dell’informazione italiana.
Dunque, tanto per fare un esempio, sulla base dei motivi sopra citati l’inchiesta riguardante la clinica degli orrori Santa Rita non si sarebbe potuta svolgere perché non ci sarebbe stato modo di intercettare. Qualora però le indagini fossero partite per un reato con pena maggiore a dieci anni di reclusione, l’opinione pubblica non avrebbe avuto modo di valutare, nei mezzi di informazione, le prove su cui la magistratura ha lavorato. Verrà meno il controllo democratico dei cittadini, già presente a stenti, sull’operato della Giustizia. Siamo quindi nuovamente di fronte ad un’altra legge che, oltre ad intasare i lavori parlamentari in cui dovrebbero concentrarsi questioni più urgenti, produrrà la solita giustizia forte con i deboli e debole con i forti.
Per non bastare vi è anche un altro vergognoso atto berlusconiano. Un emendamento al decreto sicurezza che il premier ha “spiegato” al senato con una lettera inviata al presidente Schifani. Un emendamento che impone “priorità di trattazione da parte dell’Autorità Giudiziaria ai reati più recenti” e guarda caso bloccherà un processo in corso del cavaliere. Una lettera che, tra i fischi dell’opposizione il presidente del senato ha dovuto leggere, una lettera che comunque contiene una verità assoluta: “Questa è davvero una situazione che non ha eguali nel mondo occidentale”, a patto che venga meno il resto del testo.
Fabio Andrea Petrini,
direttore responsabile di www.giornaledigitale.net





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rispondo di getto, con poche righe, alle tue considerazioni su quanto politicamente accaduto negli
ultimi giorni. Non aggiungo alcunché ai fatti, che in quanto tali non sono opinabili: tanto il disegno di legge sulle intercettazioni, quanto l’emendamento sullo slittamento di determinati processi, non sono vaghe proposte astratte di là da venire, ma concretissime realtà i cui effetti quanto ad informazione e svolgimento della giustizia non tarderanno a manifestarsi.
Parliamo allora di cosa ha reso e rende possibile questo genere di provvedimenti. Si tratta a mio
avviso di qualcosa che precede le considerazioni sulla maggioranza e sull’opposizione in Parlamento, qualcosa che potrei forse spingermi a definire come l’eclissi politica del cittadino. Si ha infatti la netta sensazione che molte, moltissime persone non solo non abbiano chiara la portata delle leggi in questione, ma non abbiano soprattutto la benché minima voglia di avercela. A costo di sprofondare nella retorica, mi viene da dire che troppi cittadini italiani sono malati di pressappochismo politico: è la loro ignoranza – intesa non dispregiativamente ma tecnicamente, come se per certi versi si parlasse di una malattia – la colonna portante di un clima consono al lento ma metodico stravolgimento dello Stato.
Non c’è modo, qui ed ora, di risalire alle cause di questa malattia, che pure vanno ricercate. A prescindere da esse, se io avessi ragione, ci troveremmo in una condizione ben più grave delle due leggi da cui si è partiti: una condizione da cui, di fatto, potrebbero scaturire altri provvedimenti simili se non peggiori, appunto senza alcuna opposizione civile. Esistono dei rimedi a tutto ciò? A mio modo di vedere sì, e sono due.
Il primo consiste in un’opposizione parlamentare seria: seria dentro e fuori le aule del Parlamento.
Non aggiungo altro perché non ho intenzione nel mio piccolo di alimentare una polemica nemmeno troppo latente con il Partito Democratico: sia sufficiente chiedere agli amici alleati se non sia opportuno far sentire più nitida, più forte, più diffusa la propria voce.
Il secondo rimedio consiste nell’educazione paziente della cittadinanza, fin nel quotidiano. Cedere
agli isterismi, così come alle polemiche aprioristiche, sarebbe controproducente; quello che invece
sarebbe estremamente costruttivo, e non tanto per l’Italia dei Valori quanto per l’Italia intera, sarebbe il riscoprire la cultura della maieutica, dell’istruzione, della condivisione dell’etica dello Stato che trova nella Costituzione repubblicana la sua pietra angolare. Va da sé come io abbia scoperto l’acqua calda: la mia speranza è che ci sia modo di avviare una riflessione seria su tutto ciò già durante l’incontro a Rimini, perché un simile impegno richiede anni per far vedere i suoi frutti, sicché sarà verosimilmente anche e soprattutto la nostra generazione a dovervi prendere parte.
Ti ringrazio, e ti auguro una buona giornata
Jacopo Mordenti
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