V2-Day

Quattrocento città italiane hanno aderito al V2-Day, organizzato da Beppe Grillo per il 25 Aprile 2008. Saranno raccolte le firme per l’attuazione di tre referendum al fine di abolire l’Ordine dei giornalisti, cancellare il finanziamento pubblico di un miliardo di euro l’anno all’editoria ed eliminare la vergognosa legge Gasparri sulle radiotelevisioni. Solo attraverso una libera informazione - afferma giustamente Grillo nel suo blog - l’Italia tornerà un Paese libero, bello, splendente come nel Rinascimento.

L’istituto di ricerca Freedom House di Washington D.C., che poco centra con la coalizione che ha guidato l’Italia dal 2001 al 2006, accanto alla promozione della democrazia liberale nel mondo, stila annualmente i rapporti sul livello di libertà democratiche di ogni paese. Esaminandoli bene l’Italia si configura perfettamente in un sistema di “dittatura dolce”. Infatti mantiene stabilmente un buon livello di libertà civili e politiche, a differenza di paesi come Arabia Saudita, Rwanda, Russia, China e tanti altri, ma viene decisamente a mancare la libertà di informazione. Come ribadiscono autorevoli giornalisti e critici di tutto il mondo, è così possibile imporre un regime in un paese tendenzialmente democratico.

L’imposizione avviene in fasi temporali diverse.

Anzitutto c’è quella a lungo termine che serve per costruire un preciso modello di società, attraverso i media, capace di influenzare un po’ tutti i ceti al fine di manipolare a proprio piacimento la cultura e la formazione di un paese. Ad esempio utilizzando tre televisioni private e controllando in modo trasversale altre tre emittenti pubbliche è possibile orientare, in un quindicennio, la popolazione verso un conservatorismo liberale (tanto per citare un caso) piuttosto che un altro modello. In Spagna il partito Socialista governa per la seconda legislatura consecutiva. In Italia il PSI è fuori dal parlamento il quale è addirittura privo di una forza politica di questa natura, solo qualche piccola corrente minoritaria in altri partiti. Il motivo non è di certo nelle grottesche candidature presentate da Boselli poiché si contavano 56 tra condannati, prescritti, indagati, imputati e rinviati a giudizio nel partito della coalizione conservatrice che ha vinto largamente le elezioni politiche 2008. La cause non sono attribuibili unicamente all’azione governativa degli ultimi anni ma appunto al cambiamento che si è “imposto” nel tempo con una forte influenza mediatica e un conflitto di interesse abnorme.

Di pari passo c’è poi l’inquinamento dell’informazione che ha efficacia nel breve termine. Consiste nella somministrazione di notizie false e nel far prevalere le opinioni ai fatti, magari offuscando gravi certezze con futili avvenimenti. In pratica si induce a produrre nei cittadini una errata percezione della realtà. E’ così possibile farsi i propri affari al potere facendo credere tutt’altro agli elettori.

Sulla base di queste considerazioni, la pioggia di critiche più pesante verso l’Italia da parte degli osservatori democratici di tutto il mondo, condita dai rapporti di Freedom House, arriva in pieno governo Berlusconi. Sempre secondo il rapporto dell’istituto citato, l’Italia passa nel 2004 da paese libero a paese parzialmente libero.

Berlusconi in famiglia possiede tre televisioni nazionali, importanti giornali e una quota significativa del mercato della pubblicità. Egli ha oltretutto esercitato una pesante influenza governativa sul servizio pubblico di informazione con leggi tipo la Gasparri. Berlusconi è investito da uno dei più flagranti conflitti di interesse del mondo.”

Nel 2007, Freedom House riporta l’Italia fra i paesi liberi ma affermando che, nonostante Berlusconi non sia più presidente del consiglio, c’è ancora uno stato padrone della RAI e un impero mediatico di Berlusconi che controllano l’87,5% delle quote di mercato dei media. Il rapporto afferma inoltre che la libertà in Internet, sotto il governo Prodi, non è stata toccata con provvedimenti di legge. Su questo è bene però aggiungere che il governo uscente, anche su palese disattenzione di alcuni suoi esponenti, aveva prodotto il vergognoso disegno di legge sull’editoria (DDL Levi-Prodi), che avrebbe portato il sistema Internet italiano in una dimensione simile a quella Cinese, obbligando persino i blog ad iscriversi nel Registro degli Operatori di Comunicazione (ROC). Fortunatamente, in quella occasione ci pensò Di Pietro a togliere ogni imbarazzo. Egli affermò che il provvedimento era stato presentato come “di routine“. Un insieme di norme per “ridurre gli emolumenti all’editoria pubblica, per migliorare il mercato dell’informazione” – e ancora l’ex magistrato disse – “Io e altri ministri abbiamo ammesso di essere stati male informati: Gentiloni, Pecoraro Scanio, io, Mussi ed altri abbiamo preso atto che questa legge sia da rivedere.” e che “Per quanto mi riguarda, questa legge non passerà mai, a costo di mettere in discussione l’appoggio dell’Idv al governo”.

Il V2-Day di certo non rappresenta la salvezza per l’informazione italiana, ma è un ottimo punto di partenza. Se i referendum promossi dall’iniziativa venissero indetti e poi confermati dal voto dei cittadini si avrebbe in Italia una forte spinta democratica a favore della vera informazione.

La legge Gasparri infatti rappresenta il rafforzamento del duopolio Mediaset-Rai, una conservazione dei mass media che impedisce la crescita di fonti alternative. Una legge vergogna che non serve all’Italia ma a Silvio Berlusconi.

Con la legge 416/1981 che regola il finanziamento pubblico a testate giornalistiche di partito invece, si è creato un legame di dipendenza finanziaria tra politica e informazione che è sempre soggetta a erogare favori in cambio di finanziamenti, fregandosene spesso della lealtà. Le testate giornalistiche sono da sempre di parte e non c’è nulla di male! Ma un conto è appoggiare uno schieramento in piena libertà critica, un conto invece è essere indotti con il denaro a diventare un organo di una forza politica. Con la riforma del 1981 divenne più facile per un giornale legarsi ad un partito per ricevere sovvenzioni statali. Questo scempio deve finire.

Infine c’è l’Ordine dei giornalisti fondato da Benito Mussolini nel 1925. L’Italia è l’unico stato europeo ad avere questo elemento di limitazione che tra l’altro non garantisce alcuna qualità di stampa. La natura repressiva dell’ordine è divenuta evidente quando le pubblicazioni Internet sono state considerate “prodotti editoriali” e come tali richiedono la registrazione in tribunale con il pagamento di una quota significativa per un cittadino libero ma soprattutto l’obbligo inutile di avere un direttore responsabile iscritto all’albo!

Fabio Andrea Petrini,
direttore responsabile di www.giornaledigitale.net