Un importante aspetto, su cui vale la pena partire, è la distinzione tra forze politiche con una dirigenza “plurale” e forze politiche fortemente incentrate sul proprio leader.
Nel primo caso, si ha chiaramente una “garanzia” maggiore poiché il partito prevede un grado di democraticità più alto al suo interno. Un eccessivo e sconfinato decentramento del potere, potrebbe portare a una politica poco chiara e poco coerente ma, in una normale democrazia occidentale, è naturale che le forze politiche trovino il giusto compromesso per coadiuvare una buona e efficiente gestione con una gestione democratica.
Un po’ differente è il caso di forze politiche “leaderistiche” che è doveroso però riclassificare a loro volta sulla base del loro “capo” perché se egli è un pregiudicato, un prescritto o un furbetto del quartierino, al governo opererà di conseguenza. Se il leader è un ex magistrato, un servitore dello stato o comunque una persona di indubbia onestà, l’afflizione da accentramento si riduce notevolmente. Iniziamo.

Probabilmente Berlusconi non sceglierà il suo Partito delle “Libertà” quando, come cittadino italiano, eserciterà il suo diritto di voto per le elezioni Politiche ormai imminenti. Non credo che nell’anonimato rinuncerà ad un infimo grado di dignità. Lui si conosce e conosce anche i pregiudicati che ha messo nelle sue liste elettorali. Non ha avuto la disgrazia di una faziosa, incompleta e superficiale informazione come quella che ha il cittadino italiano comune, la cui unica fonte informativa è il telegiornale. Giorni fa, ha detto che Di Pietro gli fa orrore definendolo “campione delle manette”. Peccato che fu proprio Berlusconi a offrigli una poltrona da ministro quando voleva tenerlo “buono”. Ora, sempre Berlusconi nega di aver proposto l’Interno all’ex magistrato e induce gli italiani a pensare che Di Pietro non sia nemmeno laureato. La realtà è che, nei periodi in cui Di Pietro conseguiva la sua laurea, Berlusconi riceveva un altro importante attestato: la tessera di un centro di potere occulto costituitosi all’interno della Comunione Massonica Italiana negli anni Settanta. L’ideatore di questo capolavoro, Licio Gelli, che come un maestro del cavaliere, giustamente affermò: «Il vero potere risiede nelle mani dei detentori dei mass media», cercò di reclutare nuovi adepti alla causa massonica con fini di sovversione dell’assetto socio-politico-istituzionale in una loggia segreta. Berlusconi entrava nella Loggia massonica Propaganda Due (Loggia P2), tessera n° 1816.

E i suoi alleati? Sono presentabili? Si potrebbero votare? Se è vero come è vero che in Italia essere di sinistra è piuttosto imbarazzante, figuriamoci essere di destra! Sarebbe interessante esaminare lo stato psicofisico di Gianfranco Fini quando nei comizi parla di legalità e dice “chi sbaglia deve pagare”. Forse è un eccezionale praticante dell’autoipnosi, tanto da dimenticarsi coscientemente i nomi della lista elettorale con cui si presenta. Ma d’altra parte, chi equipara la cocaina al cannabis, può anche equiparare Gasparri al ministro delle comunicazioni, Berlusconi a un candidato premier e via discorrendo.

Poi ci sono i leghisti. Storici guerrieri attenti alle dilapidazioni romane ma poco attenti allo sperpero di denaro pubblico che, enti inutili come gran parte delle province, alle quali sono molto affezionati, esercitano. Chiaramente basterebbe essere alleato del cavaliere e sostenere la sua candidatura per non essere votato, ma fucili a parte, si può concedere la fiducia a chi vorrebbe ridefinire il nome del nord Italia in “Padania”? Con tutto il rispetto per la Val padana, i signori della Lega Nord, hanno intercettato un bisogno giusto e reale del paese come il federalismo fiscale che significa responsabilizzare le regioni per poi costruire una politica razzista e xenofoba alleandosi con i peggiori ragazzi della casta.

Anche il Financial Times e The Wall Street Journal, due importantissimi giornali per niente comunisti, hanno espresso un parere fortemente negativo su un eventuale ritorno di un governo guidato da Silvio Berlusconi.

L’Italia ha bisogno di riforme” e ancora, “la prospettiva di un nuovo inefficace governo guidato da Silvio Berlusconi e composto dalla stessa casta di politici che continuano a ritardare le sfide che il paese non può più evitare, è profondamente deprimente”.
FT

Nelle prigioni italiane vige la regola delle porte aperte” e ancora “Silvio Berlusconi è stato al centro di più di una dozzina di inchieste giudiziarie. Altrove vicende come queste avrebbero messo fine a una carriera politica.”
The Wall Street Journal

Con tono assai più duri e rozzi anche Bossi in passato espresse “perplessità” su Berlusconi. Il leader del carroccio, alcuni anni fa, disse: “Ma chi è Berlusconi? Il suo Polo è morto e sepolto, la Lega non va con i morti.” e ancora “Berlusconi mostra le stesse caratteristiche dei dittatori. E’ un kaiser in doppiopetto. Un piccolo tiranno, anzi è il capocomico del teatrino della politica. Un Peròn della mutua. E’ molto peggio di Pinochet. Ha qualcosa di nazistoide, di mafioso. Il piduista è una volpe infida pronta a fare razzia nel mio pollaio.” e ancora “Quel brutto mafioso guadagna soldi con l’eroina e la cocaina. Il mafioso di Arcore vuole portare al Nord il fascismo e il meridionalismo. Discutere di par condicio è troppo poco: propongo una commissione di inchiesta sugli arricchimenti di Berlusconi”.

Se Bossi faceva queste affermazioni con onestà intellettuale, viene spontaneo domandarsi se crede veramente che il patto sul federalismo sia un giusto compromesso per portare a Palazzo Chigi un delinquente così. Se invece non la pensa più così, cosa lo può aver spinto a un cambio di opinione talmente radicale? In sostanza, mettiamo un “mafioso” alla guida del paese in cambio del federalismo fiscale? E’ un patto con il diavolo?

Chiaramente le perplessità che in passato espresse il leader del carroccio, trovarono alcuni riscontri nello sviluppo delle vicende giudiziarie attribuite a Berlusconi. Alcuni casi di valenza penale non accertata, sono macchiati da un riscontro politico estremamente grave. In particolare una sana riflessione potrebbe portare a chiedersi: se il cavaliere si mostra come il più grande imprenditore del mondo o comunque come una persona che ha perfettamente il controllo di tutto quello che avviene nelle sue aziende, perché alcuni suoi collaboratori sono stati processati e condannati per gravi reati? Se in alcune vicende giudiziarie lui ammette di non sapere nulla sugli illeciti compiuti dai “suoi” furbetti, perché non li caccia invece di promuoverli in parlamento? Sulla falsa riga della dichiarazione di Veltroni che, pressato da Di Pietro, affermò di costituire liste per le elezioni politiche senza condannati, anche Sandro Bondi rispose che il PdL non avrebbe candidato inquisiti, “a meno che non siano vittime di inchieste politiche”. Lasciando stare l’assurdità dell’affermazione, che è inammissibile visto che sono sempre loro a determinare i “moventi” delle inchieste, la candidatura di Dell’Utri, condannato in primo grado per concorso esterno in associazione mafiosa e in via definitiva per false fatture e frode fiscale, era necessaria per una politica di buon governo? Oppure poteva raccattare voti di alcuni ambienti vicini a quella organizzazione che nacque dai ceti dei massari, dei fattori e dei gabellotti? Se così non fosse perché Dell’Utri, a pochi giorni dal voto, definisce Mangano un eroe? Vittorio Mangano è stato un criminale italiano legato a Cosa Nostra e, definito da Borsellino in una intervista, “uno di quei personaggi che ecco erano i ponti, le teste di ponte dell’organizzazione mafiosa nel Nord Italia”. Se tutto va bene siamo rovinati.

Lasciando perdere il simbolino rispolverato da Storace e i “termoconvettori” della Santanchè, anche la sinistra e le altre forze politiche non brillano, forse in Italia non ha mai brillato o lo ha fatto con discontinuità.

Se Bertinotti evoca la lotta di classe, non è poi così interessante approfondire l’argomento “La Sinistra l’Arcobaleno” meglio concentrarsi sulla nuova espressione del socialismo Italiano, visto che si presentano per la prima volta “tutti insieme alle elezioni”. Ora sono proprio tutti, c’è ad esempio De Michelis, condannato per finanziamento illecito nell’ambito dello scandalo Enimont, volevano ingaggiare Mastella per un atto di garantismo e c’è Boselli, che in una intervista al Corriere dell’Umbria dichiara di non vergognarsi di Bettino Craxi. Secondo lui quest’ultimo ha sbagliato ma ha condotto comunque una buona politica. Voleva forse dire che Craxi era un buon politico e un delinquente per sbaglio? Sempre Boselli si lamenta perché in Italia non è garantito il pluralismo e non viene rispettata la par condicio. Assistendo ai suoi dibattiti televisivi, non se ne ricorda uno dove protestava concretamente contro l’operato e la bontà dell’Agcom (Autorità per le garanzie nelle comunicazioni). Non si ricordano nemmeno proposte interessanti per una vera informazione indipendente. Fa bene a lamentarsi, ma politicamente poteva anche battere un ciglio prima.

Veltroni invece introduce delle importanti novità nella linea guida dell’Ulivo ormai PD e nelle rispettive liste, ma riguardo alcuni temi come televisioni, informazione, conflitto di interesse ha ancora molta strada da fare. Sull’Agcom in particolare non ha mostrato per niente sobrietà dicendo, in una trasmissione televisiva, che opera in autonomia quando è chiaro a tutti che i suoi componenti sono nominati dai parlamentari e, in alcuni casi, addirittura dal governo come stabilisce la Legge Maccanico.

Giunti alle conclusioni di questo viaggio italiano, le scelte sono certamente più uniche che rare. Uniche perché queste elezioni, come nel 2006, sembrano proprio un referendum sui Valori anziché una scelta democratica e rare, perché l’alternativa seria a Di Pietro sembra essere l’astensionismo. Ma l’astensionismo è la risposta di chi si candida a perdere e ad una competizione ci si va per vincere. Meglio concentrare allora la fiducia verso la legalità e l’etica del fare, e per farlo un voto all’Italia dei Valori è l’unica strada possibile.

Fabio Andrea Petrini,
direttore responsabile di www.giornaledigitale.net