
Il progetto di un’ulteriore deregulation nel settore dell’attività edilizia, preannunciato nei giorni scorsi da Berlusconi come misura anticongiunturale, si aggiunge alla ormai lunga serie di iniziative che finiranno per allontanare sempre più il nostro Paese dal consorzio delle nazioni civili.
Credo sia utile chiarire per i non addetti ai lavori, e senza alcuna demagogia ambientalista, cosa comporta in concreto un simile provvedimento, anche perché i commenti che si sentono nei mass media, soprattutto da parte dei politici, generano solo molta confusione.
Anzitutto è da chiarire se il provvedimento consentirà ampliamenti del 20-30 % delle abitazioni fermo restando il rispetto delle norme edilizie vigenti, come assicurano i suoi sostenitori, o permetta invece di procedere in deroga, nel qual caso si tratterebbe di un maxi condono mascherato, come denunciano i detrattori.
L’ipotesi più probabile è che con il provvedimento in questione tali ampliamenti verranno resi legittimi “ope legis”, cioè senza bisogno di alcuna autorizzazione preventiva, ma delegando ai progettisti il compito di asseverarne la conformità alle varie normative.
Si tratterebbe cioè della ulteriore estensione di una prassi già in parte applicata ad alcuni tipi di interventi ritenuti di modesto rilievo, ma che nella fattispecie, considerata l’assoluta incapacità delle amministrazioni locali di effettuare controlli a posteriori, significherebbe di fatto una deroga implicita al rispetto delle leggi.
E questo per un motivo molto semplice: nel 98 per cento dei casi gli edifici esistenti per ovvie ragioni sono stati realizzati sfruttando già completamente i limiti di edificabilità previsti dalle varie norme del piano regolatore, per cui se io voglio realizzare un ampliamento in altezza o in cubatura, potrò farlo solo procedendo in difformità rispetto a tali norme, a meno che non mi trovi in uno dei rari casi in cui le potenzialità edificatorie non sono state ancora del tutto utilizzate, nel qual caso il provvedimento mi semplifica solo alcune procedure burocratiche.
Insomma, mi pare chiaro che se si rispettano le leggi il decreto di Berlusconi dovrebbe avere un rilievo ed una portata economica pressocchè insignificanti; se invece sostituendo l’autorizzazione con l’autocertificazione si pensa in realtà di favorire l’abusivismo, tanto maggiore sarà il rilievo del provvedimento sull’economia tanto più gravi saranno le conseguenze sul contesto edilizio.
Sarà utile allora spiegare a che serve in questo campo il rispetto della legge.
Come per altri settori della società, il complesso sistema delle norme in materia di edilizia ed uso del suolo (leggi dello Stato e delle regioni, regolamenti, piani regolatori, ecc) si è sviluppato nel mondo civile moderno per disciplinare i delicati rapporti di convivenza fra gli abitanti delle città, programmarne in modo razionale lo sviluppo e garantire così più dignitosi livelli di qualità e decoro urbano per tutti.
Cioè per il semplice scopo di rendere migliore la vita quotidiana di ciascuno di noi, stabilendo limiti precisi di densità, altezza e distanze fra gli edifici, destinazioni d’uso compatibili, nonché requisiti minimi di igiene e sicurezza, e dotazioni adeguate di servizi pubblici (strade, parcheggi, fognature, illuminazione, asili, scuole, giardini, ecc) in misura proporzionale agli abitanti insediati (i cosiddetti “standard urbanistici”).
Spesso purtroppo queste regole in molte città italiane sono state in parte già disattese, mentre a partire dagli anni ’80 si è scelto di rispondere all’abusivismo dilagante ed all’inefficienza delle pubbliche amministrazioni con la strada della tolleranza, dei condoni e della deregolamentazione.
Ma se in questo settore le conseguenze si manifestano a distanza di anni, i danni tuttavia sono poi irrimediabili, e dovrebbe essere evidente a qualsiasi persona di buon senso che se il mio vicino può, operando in deroga alle norme vigenti, ampliare la sua casa togliendomi aria e luce, o trasformare uno scantinato in un tugurio da affittare in nero a qualche extra comunitario, e se nel complesso si incrementa del 20-30 % la cubatura di interi quartieri alterando i rapporti fra servizi pubblici già insufficienti e abitanti insediati, le conseguenze saranno case meno vivibili, strade più trafficate, fogne più intasate, servizi idrici meno efficienti, scuole e ospedali più affollati, e così via.
Insomma, la vita delle nostre città sarà più difficile per tutti e la collettività subirà anche per gli anni a venire un danno assai rilevante in termini pratici, senza considerare le conseguenze sull’estetica, il paesaggio, la qualità architettonica degli edifici e dei contesti, l’equilibrio ambientale.
Ma la cosa in assoluto più grave è il modo in cui, con provvedimenti del genere, il governo Berlusconi dimostra di voler affrontare la crisi economica in atto.
Mentre infatti nella maggior parte dei paesi sviluppati, a cominciare dagli Stati Uniti, la scelta dei governi è di cercare di uscire dal fallimento di un intero sistema socio economico attraverso nuove regole e incentivando soluzioni innovative (a cominciare dall’opzione ecologica), un capo del governo ex palazzinaro, speculatore, e insofferente delle regole, non vede altra soluzione che riproporre le solite ricette e le strade sbagliate del passato: cioè favorire anche nell’edilizia la speculazione e la deregulation piuttosto che varare un piano di alloggi pubblici per i senza tetto, incrementare con gli icentivi alla rottamazione l’uso delle auto private anzicchè il trasporto pubblico, alimentare in genere un consumismo dissennato e insostenibile sotto il profilo economico, oltre che ambientale, dato che i problemi dell’Italia derivano anzitutto dalla crisi di competitività del nostro sistema produttivo, per cui incentivare i consumi interni, spesso in buona parte superflui, non servirà a favorire le nostre esportazioni ma piuttosto ad aumentare il deficit e le importazioni di beni prodotti in altri paesi.
E non parliamo delle grandi opere pubbliche, utili in molti casi solo per continuare ad alimentare il clientelismo, la corruzione, ed altri ben noti fenomeni deteriori, oppure con il ponte sullo stretto la grandeur berlusconiana e gli appetiti mafiosi.
Insomma, una politica disastrosa, alla quale bisognerebbe opporsi in tutti i modi.







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