Il presidente Antonio Di Pietro non è più il padrone ma il vero Leader, lo statuto Nazionale è cambiato. Si apre una nuova fase.

Ieri pomeriggio, il leader dell’Italia dei Valori Antonio Di Pietro, ha pubblicato nel suo blog un durissimo attacco nei confronti di Silvio Berlusconi intitolato “Reagire, reagire, reagire“.
“Gli attacchi alla mia persona ed all’Italia dei Valori in questi giorni sono diventati martellanti ed hanno dell’incredibile. Non si tratta di una semplice campagna giornalistica ma di una ben orchestrata azione criminale tesa a fermare in qualsiasi modo l’unico partito che finora si è posto seriamente all’opposizione di questo Governo. Azione criminale portata avanti scientificamente da persone e mass media di proprietà del Presidente del Consiglio Berlusconi. Azione criminale di cui ho già reso edotto la magistratura, denunciando specifici episodi, ma che ora è necessario inquadrare nell’ambito di un’associazione a delinquere vera e propria che opera nell’ottica di un unico disegno criminoso portato avanti da più persone a più livelli, ciascuna con specifiche mansioni e ruoli (mandanti, esecutori, favoreggiatori), utilizzando soprattutto l’arma della denigrazione e della disinformazione. Arma che il mio avversario politico Silvio Berlusconi può usare a iosa giacchè è “proprietario diretto” di metà del sistema di informazione italiana (TV private e stampa) e controlla politicamente l’altra metà (TV di Stato e Organi di Vigilanza), essendo egli anche Capo del Governo e della maggioranza parlamentare.” www.antoniodipietro.it
Forse molti avranno pensato che si trattasse del solito scontro politico tra l’ex magistrato e il presidente del consiglio, ma nel contesto delle dichiarazioni di Di Pietro c’è dell’altro. Non parlo certo dell’attacco ora citato né dell’attenzione all’anomalia tutta italiana del conflitto di interessi di Silvio Berlusconi, siamo abituati ad ascoltare tali vicissitudini, sebbene un po’ più pacate. Non parlo quindi della denuncia alla “montagna di illegalità” con la quale Berlusconi, armato dei suoi potenti strumenti politici e di informazione, denigra l’unico partito che fa veramente opposizione.
Mi riferisco quindi alla modifica dello statuto nazionale del partito avvenuta il 9 gennaio 2009 e ieri annunciata nel medesimo post.
Tanti sono gli elementi di novità introdotti nell’atto che di fatto, trasforma il partito personale di Tonino in un partito abbastanza democratico. Nella denominazione dell’art. 10 dello statuto scompare il “presidente del partito” lasciando piene funzionalità all’ufficio di presidenza, composto anche da quest’ultimo, che non potrà però “dirigere e nominare” tutti i suoi membri a proprio piacimento. Tale ufficio, al quale saranno affidati importanti incarichi come la nomina del tesoriere, l’approvazione del rendiconto economico e la decisione di chi revisionerà i conti del partito, sarà composto anche dai capigruppo delle due camere al parlamento Italiano. L’ufficio citato avrà inoltre la responsabilità di commissariare i coordinamenti territoriali in caso di gravi anomalie e potrà modificare lo statuto del partito stesso (anche questo compito era affidato al solo presidente fondatore). Scompare quindi il criticatissimo art. 16 che, oltre a stabilire quest’ultima deroga al presidente, poneva sebbene in via transitoria, un forte accentramento di potere decisionale nelle mani di Antonio Di Pietro.
L’ex magistrato, fin quando continuerà a presiedere il partito, si farà ancora carico di predisporre le liste per le elezioni politiche ed europee. Al suo posto lo faranno i successivi presidenti nominati dall’esecutivo (rieleggibili) che subentreranno fra tre anni, cioè allo scadere del mandato. Non si può chiaramente avere tutto e subito. I processi di democratizzazione hanno i loro tempi.
E’ avvenuto però un intervento radicale, nella fisionomia e nell’organizzazione della forza politica IdV, che farà tremare non pochi dirigenti Nazionali, oltre a quelli che stanno già tremando. Un atto di assoluta responsabilità, con il tempismo giusto verso una direzione giusta, con una motivazione più che esemplare:
“ho fatto questo perché ora l’Italia dei Valori è diventato un partito vero e quindi è giusto che cammini con i suoi piedi. Inizialmente invece non potevo fare che come ho fatto: per avviare ogni attività – anche politica – ci deve essere per forza un primo imput di un “socio fondatore” che avvia la “macchina” e si assume la responsabilità di guidarla”.
Certo, questo statuto lascia ancora alcune perplessità come la nomina del presidente nazionale da parte dell’esecutivo, che vedrà però rappresentati i propri aderenti tramite i coordinatori regionali e i propri elettori tramite i consiglieri regionali e i parlamentari.
Un importante e speriamo positivo dato da segnalare sta nel fatto che la direzione di IdV, sarà molto più condizionata dalla legge elettorale delle politiche, in quanto i rappresentati nelle istituzioni avranno più influenza e potere decisionale. A pensare che l’attuale legge “porcata” di Berlusconi non prevede nemmeno le preferenze per eleggere il proprio candidato alla camera e al senato, non determina buone speranze. Ma è anche vero che la speranza è l’ultima a morire e il tempo, forse, gioca a nostro favore.
Fabio Andrea Petrini







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