Fin dalle origini i programmi per computer sono stati sottoposti alla normativa sul diritto d’autore in quanto ritenuti opera dell’ingegno a carattere creativo al pari di opere letterarie, musica, eccetera. Diversi enti esercitano forti pressioni affinché il software venga invece considerato alla pari delle invenzioni in quanto procedura o tecnica con carattere di originalità.

La differenza tra i due approcci comporta enormi differenze ai fini pratici:

  • Il diritto d’autore è riconosciuto automaticamente all’autore, che non deve fare alcune azione né spendere alcuna cifra per vedere riconosciuto questo diritto (oltre, naturalmente, a dimostrare di essere l’autore dell’opera).

  • L’attribuzione di un brevetto deve essere invece richiesta esplicitamente ad un ufficio brevetti, effettuando preventivamente una ricerca per verificate l’originalità della propria creazione, il che può comportare un esborso economico considerevole.

Un’associazione di due milioni di aziende europee ritiene che l’eventualità di ammettere la brevettabilità del software rappresenti un grave rischio per l’innovazione, la produttività e l’occupazione in Europa.”

Tratto da wikipedia – l’enciclopedia libera.

“Sotto la pressione del sistema dei brevetti e dei potenti lobbisti dell’industria, l’unione europea sta per commettere un grosso sbaglio: permettere il passaggio di una legge che renda legale i brevetti software.”

Senza i brevetti sul software l’Europa potrebbe mantenere bassi i costi, stimolare l’innovazione, migliorare la sicurezza e creare posti di lavoro. Grazie a Linux e al software open-source, l’Europa ha la possibilità di ottenere l’indipendenza da Microsoft e da altre grandi aziende americane.”

Tratto da nosoftwarepatents.com

Nel campo del software è bene che il diritto d’autore venga garantito, facendo scegliere all’autore la licenza che desidera, senza ricorrere a formalità amministrative e costose da seguire per ottenerne il riconoscimento. La brevettabilità del software non è di certo la strada giusta. La tecnologia attuale permette di eliminare le fastidiose prassi burocratiche ancora oggi presenti. Una politica progressista è fondamentale per affrontare le sfide del futuro al fine di snellire lo stato, la pubblica amministrazione e tutti i processi macchinosi che costituiscono un freno alla crescita. Questa, è la sfida del riformismo che vedrà i più deboli come i primi ad avvalersi dei benefici promossi.

L’Europa ha bisogno di grandi politiche liberali, e solo così, grandi, saranno le risposte che darà agli europei.

Fabio Andrea Petrini,
direttore responsabile di www.giornaledigitale.net