Poco appassionante per tanti versi, la scuola diventa oggetto di curiosità e attenzione quando si toccano due tasti: quanto imparano gli studenti italiani, specie in confronto con quelli di altri paesi; cosa si fa per promuoverli da un anno all’altro.
Il primo aspetto viene visto nella sua dimensione sociale. E’ un problema di tutti, della società , dei giovani e delle famiglie, nonché degli insegnanti e di tutti coloro che a vario titolo hanno a che fare con istruzione, educazione, formazione.
Il secondo aspetto tocca più la sfera individuale: come verrò valutato (o giudicato), come verrà valutato mio figlio, se sarò riconosciuto un bravo studente, o un bravo genitore, o verrò invece dichiarato non capace.
L’aspetto sociale rischia normalmente di allargarsi così tanto da diventare incontrollabile. Un problema tanto grande che non si può risolvere. Gli studenti italiani sono scarsi in matematica perché la scuola superiore, la scuola media, la scuola elementare, il computer, Internet, la famiglia, la televisione, un coacervo di fattori, una matassa inestricabile, un complotto universale…
L’aspetto individuale mette subito in allarme, in apprensione: giù le mani da mio figlio, non provate a criticare la mia qualità di giovane, il mio modo di essere genitore è al di sopra di ogni critica, la mia professionalità di docente non si discute, io come dirigente faccio tutto il possibile e così via.
Ora, alcuni interventi di legge – il Decreto Ministeriale 80 del 3 ottobre 2007 e l’Ordinanza Ministeriale 92 del 5 novembre 2007, in applicazione del Decreto – aprono scenari interessanti.
Si è parlato, a proposito di queste nuove norme, di ripristino degli esami di riparazione. Una semplificazione un po’ eccessiva, ma che rende l’idea. Non si promuoverà più, nelle scuole superiori, con debiti da saldare negli anni successivi.
Semplicemente si promuoverà chi, entro la fine dell’anno scolastico, ha una valutazione sufficiente in tutte le materie. Siccome l’anno scolastico finisce il 31 agosto, c’è tempo per arrivare alla sufficienza fino a quel giorno. E siccome le lezioni finiscono a giugno, l’estate è il tempo in cui si può tentare di recuperare. A patto che le insufficienze non siano troppe, nel qual caso – dice l’articolo 5 del DM 80 – ci può essere un “immediato giudizio di non promozione”.
A livello sindacale e politico, le nuove norme sul recupero dei debiti, ovvero delle insufficienze, hanno sollevato una serie di questioni del tipo chi fa i corsi, quando li fa, quanto sono pagati, sono obbligatori o no, e via discorrendo. Problemi veri, ma che rischiano di far passare in secondo piano le interessanti opportunità che si offrono. E’ su queste che vorrei concentrare ora la attenzione.
Quali sono queste opportunità, questi scenari?
Intanto, la legge dice che il problema del recupero non è solo di studenti e famiglie, ma anche della scuola.
Il Decreto dice, in premessa, che “la valutazione ha l’obiettivo di contribuire a migliorare la qualità degli apprendimenti e a innalzare i traguardi formativi delle singole istituzioni scolastiche e del Paese”.
L’articolo 1 poi chiarisce subito che “le istituzioni scolastiche sono tenute a organizzare interventi didattico - educativi di recupero … al fine di un tempestivo recupero delle carenze rilevate”.
Molto diverso da quando c’erano gli esami di riparazione; allora la scuola poteva “rimandare” a settembre chi non era sufficientemente preparato, senza occuparsi della sua preparazione.
Ora no, ora la scuola è titolare e responsabile della azione formativa, compresa quella di sostegno e recupero che è, sempre secondo il Decreto, “parte ordinaria e permanente del piano dell’offerta formativa”. Il piano dell’offerta formativa è il documento nel quale è scritto tutto quello che la scuola fa e si impegna a fare. Impegno della scuola è attivare tutte le energie per smuovere una situazione di stagnazione. Per “migliorare la qualità degli apprendimenti e a innalzare i traguardi formativi delle singole istituzioni scolastiche e del Paese”.
Non solo. La scuola – meglio, gli insegnanti sono titolari della valutazione. Hanno il potere, la responsabilità , il dovere di dire perché uno studente, in una materia, non è sufficiente. E’ una cosa importante, non perché il giudizio dell’insegnante sia insindacabile, ma perché gli riconosce la titolarità di una analisi tecnica. Potere e responsabilità .
L’articolo 3 della Ordinanza dice: “I consigli di classe, su indicazione dei singoli insegnanti delle materie oggetto di recupero, mantengono la responsabilità didattica nell’individuare la natura delle carenze, nell’indicare gli obiettivi dell’azione di recupero e nel certificarne gli esiti ai fini del saldo del debito formativo”.
E gli studenti, le famiglie, cosa ottengono da tutto questo?
Intanto, sanno che la scuola deve essere attiva, in moto, per affrontare in modo chiaro tutti i problemi. Non che la scuola debba risolvere tutti i problemi, ma deve dare una risposta, deve dire chiaramente cosa bisogna fare. Qualcuno fa troppe assenze, qualcuno in classe si distrae e fa confusione, qualcuno a casa non si esercita né ripassa, qualcuno proprio non sa come studiare in modo da capirci qualcosa. I docenti devono dare una risposta e indicare una soluzione in modo trasparente e formale. Una delle parole più frequenti nella Ordinanza è comunicare, comunicazione.
Una volta chiarito che sono gli insegnanti a dover indicare quale è il problema e cosa fare, studenti e famiglie hanno il diritto di vedere comunicata la situazione in modo trasparente, corretto. Per poter esercitare il loro diritto, il loro potere, la loro responsabilità.
E’ a questo punto che il discorso si fa interessante. L’articolo 2 dell’Ordinanza dice al comma 4:
“Nelle attività di recupero rientrano gli interventi di sostegno che hanno lo scopo fondamentale di prevenire l’insuccesso scolastico e si realizzano, pertanto, in ogni periodo dell’anno scolastico, a cominciare dalle fasi iniziali. Esse sono tendenzialmente finalizzate alla progressiva riduzione di quelle di recupero dei debiti e si concentrano sulle discipline o sulle aree disciplinari per le quali si registri nella scuola un più elevato numero di valutazioni insufficienti”.
La componente insegnanti della scuola è titolare della valutazione e della programmazione e attuazione delle iniziative, di qualunque genere, per prevenire l’insuccesso, ridurre il bisogno di recuperare.
Questa opera di prevenzione necessita ovviamente di un forte supporto dall’altro versante, quello degli studenti e delle famiglie.
L’ordinanza, volendo, mette in moto un processo di cooperazione, collaborazione, condivisione di obiettivi. Le nuove norme aprono spazi di collaborazione per un fine piuttosto semplice, quello di alzare il livello di istruzione. E’ ciò che semplicemente serve alla società e agli individui. Incoraggiano, chi vuol farlo, a prendere la strada dell’impegno per il miglioramento. Non risolvono alcun problema, anzi ne sollevano molti, ma offrono delle opportunità che è davvero poco responsabile non cogliere.
L’obiettivo condiviso? Avere dalla scuola più strumenti per sostenere le sfide della società. Essere più preparati nel senso di più pronti, allenati, con intelligenza e personalità.
Certo, qui inizia un altro discorso, quello di cosa si impara a scuola. Di cosa le scuole propongono. Di cosa le persone chiedono alle scuole. Un altro discorso lungo, un’altra strada tanto impegnativa, ma intanto si può iniziare a percorrerla.
Prof. Carlo Menichini,
dirigente scolastico dell’Istituto di Istruzione Superiore “Marco Polo” comprendente le seguenti scuole:
Istituto Professionale per i servizi Turistici e Commerciali (IPSTC) con sede a Basti Umbra (PG);
Istituto Professionale per l’Industria e l’Artigianato (IPIA) con sede a S. Maria degli Angeli;
Istituto Tecnico Industriale (ITI) con sede a S. Maria degli Angeli.





L'articolo "Il nuovo sistema di recupero dei debiti scolastici" è stato commentato da 3 utenti.
Segui i commenti di questo articolo con feed rss o lascia un Trackback.Penso che sia nella maturità degli insegnanti e dei genitori che se un alunno non è preparato debba ripetere l’anno onde evitare l’accumulo di debiti e di conoscenze che servono come base per il futuro
babba79
Secondo me la cosa più sbagliata dell’attuale sistema è che un alunno ha una valutazione con i soli profitti del 2° quadrimestre. Mi spiego meglio:
1° quadrimestre: voto 3
2° quadrimestre: voto 9
A questo punto, il voto finale dell’anno è 9 e non 6. Questo sistema scoraggia gli studenti a studiare il 1° quadrimestre mentre incentiva solo il 2° quadrimestre, ossia quello che alla fine “rende” il voto definitivo.
Secondo me sarebbe meglio impiantare un sistema simile a quello universitario, cioè con dei piccoli esami. In questi casi chi studia, passa agli anni successivi, e chi non studia, andrà a cogliere le patate con gli albanesi e tunisini.
Non è vero che i ragazzi non abbiamo voglia di studiare; molte volte incappano in docenti non troppo dotati di metodo per spiegare. La spiegazione è sintetica e veloce e a distanza di pochi giorni c’è una verifica i cui risultati vengono comunicati allo studente dopo 1 ma anche 2 mesi, nei minuti precedenti la fine della lezione in modo tale da non fornire spiegazioni soprattutto su errori uguali che in compiti diversi, vengono valutati in modo differente. Lo scientifico di Anzio ha organizzato un corso di recupero nel I quadrimestre tenuto da un prof che spiegava argomenti del II, mentre il corso di recupero effettuato al termine della scuola è stato sull’intero programma e non sulle specifiche difficoltà dei ragazzi. Gli esami sono stati effettuati già a metà luglio (un tempo brevissimo) anzichè ad agosto e molti alunni sono stati aiutati dai docenti (che lo hanno ammesso) mentre altri no: bocciati, con una sola materia. La responsabilità non credo sia solo dei ragazzi che sono stanchi di questa scuola che ha dimostrato più volte di essere punitiva e poco equa tanto che molti vogliono abbandonare gli studi. Non è così che si previene l’insuccesso scolastico.
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