
In piena campagna elettorale, mentre già volano palloni gonfiati di idee mirabolanti e giochi di prestigio (Alitalia?), ho voluto leggere quello che partiti e coalizioni dicono su scuola e istruzione nei loro programmi elettorali. Non tutti i partiti, ma molti. Non perché creda al valore dei programmi come impegno a realizzare ciò che annunciano – dopotutto siamo in campagna elettorale, e ognuno promette un futuro migliore a tutti. Ricordo che nelle ultime tornate elettorali furono spese sulla scuola parole roboanti a destra e sinistra, e vivo quotidianamente la mancanza di una politica seria, competente e coerente. Ma le parole usate a volte segnalano orientamenti e – come dire – stati d’animo, danno un’idea di che tipo di società ci si immagina, quali valori siano più presenti. Insomma, non credo ai programmi, ma credo dicano molto.
Cominciamo.
Partito Democratico
Successo educativo assicurato a tutti.
Idea cara alla sinistra, ma anche retaggio culturale forte nella scia del solidarismo italiano, socialista e cattolico. L’obiettivo che ciascuno ottenga una qualificazione spendibile sul mercato del lavoro è in modo più preciso funzionale ad un’idea sia di giustizia sociale che di sviluppo economico.
Nella stessa direzione il voler ridare peso e valore agli istituti tecnici e professionali.
Scuole penalizzate dall’idea che un liceo prepara meglio, idea strombazzata dalla (mancata) riforma Moratti della scuola superiore, mentre i dati dicono che proprio le scuole tecniche e professionali danno più facile accesso a lavori qualificati, e la stessa Confindustria da anni predica (al vento) che queste scuole andrebbero potenziate.
Un po’ generica, e forse priva di riferimenti altrettanto forti, la prospettiva di rafforzare l’educazione all’arte.
Autonomia degli istituti scolastici.
Fa piacere sentirlo dire, le scuole sono piene di cervelli male utilizzati, e l’autonomia – reale – è il modo migliore di mobilitare le risorse intellettuali. Magari il centro sinistra avesse praticato questa cosa in questi due anni…
Autonomia anche nella gestione degli organici, nell’impiego del personale, e nel disegno organizzativo, dovrebbero poi fare i conti con una certa rigidità sindacale.
Più matematica, ridurre il gap scientifico.
Dichiarazione significativa: chi ha scritto il programma sta attento a dati importanti come quelli OCSE sul livello di istruzione, li prende sul serio. Non c’è sviluppo senza crescita della cultura scientifica.
Scuole belle ed aperte.
C’è poco da dire, questione di fondi. Aprire le scuole al territorio, e renderle confortevoli ed accoglienti, non è tanto questione di buona volontà quanto di risorse.
Popolo delle Libertà
Libertà di scelta educativa tra scuola pubblica e scuola privata.
Evviva il parlare chiaro. Scuola pubblica e scuola privata come due modelli di scuole diverse. La differenza di qualità passa tra pubblico e privato. Infatti non si dice di lasciare possibilità di scelta tra progetti educativi diversi, si dà per scontato cosa significhi pubblico e cosa significhi privato. Onestamente, guardandomi in giro, non vedo molte eccellenze nel privato.
Ripresa delle 3 I: Inglese, Impresa, Informatica.
Sa tanto di slogan, specie in un momento in cui se chiedete a mamme e papà di bambini delle elementari essi vi diranno che loro vorrebbero più italiano e matematica per i figli.
Quando era ministro Letizia Moratti l’inglese rimase quello che era. Impresa non si è capito cosa fosse. E l’informatica con pochi mezzi a disposizione viene proprio male.
Difesa del nostro patrimonio linguistico, delle nostre tradizioni e delle nostre culture.
Anche qui siamo sul vago: in che modo? In quale giorno della settimana, e a che ora, gli studenti si eserciteranno nella difesa del patrimonio culturale nazionale? O regionale? E perché culture al plurale? Se penso poi ai programmi tv di Mediaset, mi viene da pensare che questo slogan sia gratuito.
Valorizzare il merito.
Aumenti retributivi ai docenti più preparati e impegnati, facilitazioni e premi scolastici per gli studenti più meritevoli.
L’idea che chi merita di più debba fare più strada è un’idea vincente, e fondata. Risponde ad una esigenza diffusa e condivisa.
Il merito come base per la carriera professionale nella scuola rischia di sollevare di nuovo un mare di polemiche. A meno di non immaginare scuole private svincolate dai contratti nazionali di lavoro.
Unione Di Centro e Rosa Bianca
La parola chiave dell’UDC è MERITO.
Mettere il merito al centro del sistema educativo.
La differenza con il programma del PdL sta nella impostazione di fondo. L’UDC parte da un dato culturale importante. Il PdL parte dalla libertà di scelta tra pubblico e privato.
La leva del merito per aumentare la qualità, sia dell’insegnamento che dell’apprendimento.
L’UDC, come il PD, pone al centro del discorso la necessità che i giovani italiani siano più istruiti nell’epoca della globalizzazione.
Progressione meritocratica per i docenti.
Di nuovo, va ricordato che è un tabù sindacale, e i sindacati contano.
Più semplice, almeno in teoria, il sistema premiale per gli studenti capaci e con pochi mezzi.
Proposta concreta il buono scuola che va a vantaggio delle scuole paritarie. D’altronde siamo dalle parti del Vaticano.
La Sinistra l’Arcobaleno
Maggiori investimenti.
E’ sacrosanto richiederli. Il programma di questo raggruppamento parte da una serie di cifre: 7.742.294 studenti, spese per istruzione e formazione al 3,5% del PIL, eccetera. Dati quantitativi, che segnalano la tendenza della sinistra più massimalista a considerare le cose sotto l’aspetto della quantità più che della qualità.
Per una scuola pubblica laica.
Aprite quante scuole private volete – dice il programma – ma senza aiuti statali. Il principio è corretto (la parola sacrosanto, trattandosi di laicità, mi sembra fuori luogo). Certo non fa i conti con la sussidiarietà richiesta a molte strutture private (perlopiù religiose) specie nel settore della scuola per l’infanzia.
Estensione del tempo pieno e prolungato e obbligo scolastico a 18 anni.
Più scuola fa bene, questo il senso della proposta. Le persone sono membri della società organizzata. E’ un’idea sempre meno diffusa in Italia, ma ha un valore forte.
Italia dei Valori
Le notizie che ho trovato sono scarne, ma significative.
Istruzione e impresa partner in ricerca e innovazione.
Obiettivamente, senza ricerca e innovazione una nazione è destinata a diventare un paese per vecchi, tranquillizzando forse i fratelli Cohen ma certo non i cittadini che vorrebbero guardare al futuro con speranza.
La Destra
Migliorare gli standard scolastici premiando chi più si impegna e merita.
Ancora la “meritocrazia” per innalzare la qualità dell’istruzione. Tema attuale e importante, che meriterebbe di essere affrontato in modo esteso e in un contesto articolato. L’idea che il premio al merito risolva il problema della qualità è un po’ semplicistica, anche se fondata.
Valorizzare la Identità.
Quella con la I maiuscola, che si aggiunge alle 3 i della Moratti (inglese, informatica, impresa).
Identità a difesa dei valori della patria. Con tutto il rispetto, roba da armadio della nonna, se non altro perché se un’identità nazionale c’è, è proprio la destra che l’ha ridicolizzata e impoverita. Vale quanto accennato per il PdL: quali modelli per i giovani passano nelle tv commerciali? Certo, questo è un discorso lungo, ma è solo per dire che il richiamo ai sacri valori della patria sembra più fatto per richiamare i propri elettori (quanto elettorato c’è in bilico tra La Destra e il PdL!) che per convincere qualcuno di buon senso.
Prof. Carlo Menichini,
dirigente scolastico dell’Istituto di Istruzione Superiore “Marco Polo” comprendente le seguenti scuole:
Istituto Professionale per i servizi Turistici e Commerciali (IPSTC) con sede a Basti Umbra (PG);
Istituto Professionale per l’Industria e l’Artigianato (IPIA) con sede a S. Maria degli Angeli;
Istituto Tecnico Industriale (ITI) con sede a S. Maria degli Angeli.
Cura la sezione “scuola italiana” di www.giornaledigitale.net





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